cesarinovincenzi

storia di artista cesarino vincenzi articoli vecchi e inediti


 

 

 

STORIE   AVVENIMENTI   RACCONTI  ANEDDOTI  DELLA VITA   DI UN ARTISTA

 foto d'epoca di cesarino vincenzi da bambino

foto d'epoca che ritrae il bimbo prodigio Cesarino 

 

Cesarino :

Sono nato  a San Martino in Casola  Bologna ,nell’anno 1914. I miei genitori e le mie sorelle facevano parte di una grande famiglia contadina , composta da nonni , zii e cugini . La casa ,dove abitavo era denominata  “La Torre”, di proprietà  dei conti Isolani .Verso l’anno  1922-23 , la grande famiglia si divise in tante parti : i miei genitori si trasferirono  a San Giovanni Calamosco, in via Degli Aceri , alla periferia di Bologna .Nel 1927-28 , ospitammo  lo  zio Alberto, con moglie e figli .Nell’anno 1935-36, traslocammo in via Mascarella ,(ora via Stalingrado) e abitammo in tre case diverse: la prima , una palazzina  dei Signori De Giovanni, la seconda avanti alcune decine di metri, la terza  dirimpetto a via Sebastiano Serlio .Purtroppo, con lo scoppio della  guerra ,la casa fu distrutta dai bombardamenti .

Come sfollati , siamo ritornati a San Giovanni Calamosco, dove, le donne vennero ospitate  in un appartamentino in affitto e gli uomini , nella Canonica presso il parroco Don Carlo Montanari .A guerra , finita, nel 1945, ci siamo trasferiti in via Del Gomito ,nella Villa dalle Due Torri ,allora mal ridotta dai tedeschi ,ora ristrutturata ,è la sede della Confagricoltura .Passati diversi anni , abbiamo  ottenuto ,previa       domanda ,una casa dell’Ente Autonomo, in via Galeotti al numero uno dove sono rimasto fino al 1958 .

Dopo il  matrimonio con Zaira ho preso una casa in affitto in via Toscana ,poi nel 1961 , ho comperato la casa di via Del Verrocchio 14 dove viviamo con i nostri figli
Tiziano e Antonello.    

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Il   piccolo  Scultore

  

Un bambino trotterellando s’avviava, con la sua borsa a tracolla verso la sua scuola lontana . IL paesaggio  monotono , era rallegrato dal profumo dei  mandorli in fiore, dal frullare degli uccelli, e dal ronzar degli insetti. Sull’ argine della strada un  ruscelletto scorreva lento, mormorando tra i sassi , le violette si  specchiavano  nella sua acqua limpida e fredda e la terra morbida sembrò invitare lo scolaretto  a modellare i suoi animaletti. Accovacciato sul ciglio della strada, incominciò ad impastare il terriccio per riprodurre, con precoce perfezione, un gattino. Inconscio dell’inesorabile passar del tempo, Cesarino arrivò a scuola quando i suoi compagni uscivano e la maestra Samuel vedendolo :”Cesarino, ,com’è che arrivi a scuola a quest’ora ?“…..e lo scolaretto con il candore , l’incoscienza e  l’ingenuità dei suoi anni : ”Mi sono fermato  a fare un gattino che gioca con un gomitolo di lana e te lo regalo!”….. …….e con un sorriso disarmante presentò   il suo capolavoro!!...   … era proprio un bel gattino, con un musetto spiritoso ,con la codina arrotolata, con la zampina alzata nell’atto di giocare con il gomitolo ……una vera opera d’arte per un bambino di quell’età. La maestra  Samuel ,sbalordita capì che quel suo  scolaretto , sempre un po’ con la testa fra le nuvole ,era un artista in erba. .Passarono gli anni ,ma  la vecchia maestra non dimenticò mai il suo piccolo allievo, anzi orgogliosa e felice prese parte ai suoi successi e quel bambino con il gattino di creta, divenne un grande scultore e pittore apprezzato da tutti , ma  la maestra Samuel lo ricordò sempre come il suo piccolo grande artista .

  ricordando Cesarino  - Z.F  1 ottobre  2013  

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cesarino vincenzi la Famiglia

La Famiglia del Piccolo Scultore , la mamma Ancilla , il padre Vincenzo , Cesarino , Francesca ed Anna ( la sorella più piccola  Maria non era ancora nata )

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 Lo scolaro e lo stradino

 

Era una mattinata gelida di fine ottobre, Cesarino stava  terminando la sua zuppa di latte , salutava la mamma ,per poi  scappare   a scuola . Faceva proprio freddo  , una gran sciarpa gli avvolgeva  tutto il visino,  i suoi occhietti celesti erano  attenti a non inciampare e per rendere meno malinconico il tragitto , incominciava ad intonare una bella canzoncina .Aveva una bella vocina lo scolaretto, infatti la maestra quando preparava qualche festicciola scolastica , lo  metteva  sempre in prima fila, ma Cesarino rinunciò a questo passatempo,   perché l’aria pungente lo infastidiva . Nel frattempo sentì provenire dal fosso che costeggiava la strada , il gracidare discreto di una rana  ,si avvicinò e fu affascinato da insetti piccolissimi che correvano  a strappi  sulla superficie dell’acqua stagnante , si fermò , si chinò e incominciò ad osservare l’acqua  del fosso e ben presto s’accorse che sotto l’apparente riposo ,mille vite invisibili continuavano segretamente ad animare  il piccolo stagno .L’agitarsi d’un cespuglio ,distolse il fanciullo dai suoi pensieri , alzò lo sguardo e fra le foglie secche  apparve un musetto  aguzzo ,  per poi ritrarsi dentro il fogliame : era una donnola dalla  forma elegante , dal pelo morbido e rossiccio ,ma pronta a far strage nei pollai . Il bambino si guardò intorno e capì che il tempo era volato e a   malincuore lasciò lo studio dei suoi insetti per poi avviarsi  in ritardo  a scuola .Un uomo con in testa  una  pesante cuffia di lana , stava zappettando lungo gli argini del fosso : era lo Stradino .L’uomo lo guardò , il bambino lo salutò e continuò il suo cammino fra il turbinio  e lo scalpiccio delle foglie secche cercando di accelerare sempre di più il passo .Lo scolaro faceva sempre la solita strada per andare a scuola , ma c’era sempre   qualcosa da cui veniva attratto , perciò ogni tanto si fermava  ad osservare con attenzione lo svolazzare d’una farfalla , o ad ascoltare il canto  d’un usignolo  o a disegnare un bel vitellino che pascolava nel campo .  La sua genialità da molti adulti veniva fraintesa e non sapevano cosa pensare di quel bimbo sempre un po’ con la testa fra le nuvole  che di notte  sognando di avere le ali e mettendoci tanta volontà ,  riusciva volare in alto  ; forse questo era un segno evidente del destino che l’attendeva ? Anche lo stradino,  osservando  quel  bambino , così diverso dagli altri , quasi sempre in ritardo , incuriosito  lo chiamò   : ‘’ehi, Bambino  che Classe fai? “ Cesarino capì subito che la domanda era rivolta a lui, ma…..quella parola ‘’ Classe‘’gli suonava nuova, perciò un po’ intimorito e perplesso fece finta di non aver  sentito. Passarono giorni ,forse tanti giorni, la natura stava cambiando aspetto ,solo le foglie rimaste attaccate sui rami scheletriti aspettavano un soffio di vento, per poi volteggiare nell’aria e cadere rassegnate a terra morte, quando , una vicina di casa venne a far visita alla mamma di Cesarino e parlando del più e del meno, la signora chiese : “Cesarino  che classe fa?” Fa la Prima !…, rispose .Il bambino era vicino al focolare intento a fare i suo giochi, ma non gli sfuggì né la domanda né la risposta della mamma , anzi la tenne ben impressa nella memoria. L’inverno, con il suo cielo grigio, con la natura addormentata sotto una coltre di neve si fece sentire in quell’anno, gli scolaretti rimasero spesso a casa ,perché  le strade ammantate di bianco,

impedivano di raggiungere la scuola, ma ciò non intristiva il fanciullo

anzi…!!!!….felice se ne stava a guardare da dietro i vetri  la neve  che volteggiando nell’aria si posava lentamente a terra  e quando vedeva gli uccellini sperduti , soli ,e  affamati apriva la finestra e appoggiava sul davanzale le briciole di pane. Ritornò la primavera, lo  scolaro tutti i giorni faceva la solita strada per recarsi a scuola , sugli alberi spuntavano le prime gemme e

le prime viole facevano capolino vicino ad un tronco d’albero , quando il bimbo vide in lontananza il solito “Stradino ” che  riempiva i buchi che si erano formati con la pioggia e la neve :”ehi , signor  stradino,  “Faccio  la Prima”! ha capito !!??? Faccio La Prima ..a.a..a..!! !!.!!....   Lo stradino, interruppe momentaneamente il suo lavoro ,si tolse il berretto per veder meglio , si appoggiò sul manico della zappa,  guardò quel bambino e pensò :”Ma  cosa vuole quel bambino mah!!...  e si rimise al lavoro . Lo stradino aveva dimenticato che molto tempo prima  aveva chiesto a quel bimbo che Classe  facesse , ma il bimbo punto nel suo orgoglio per non aver saputo  rispondere a quella domanda , colse subito l’occasione per rimediare a quella brutta figura, purtroppo lo Stradino aveva già dimenticato  ………ma    lo  Scolaretto  No ….!!!..

 

Z.F   23 ottobre 2013

 

 

cesarino vincenzi da ragazzino

foto di Cesarino da Ragazzino     ( elaborata da Alenmassi  )

 

Dalla cronaca di Bologna  1 Ottobre 1941

Giornalista Mario Maffei

 

…………..Vincenzi , un tipo dai capelli  secchi  e disordinati, due occhi pungenti a spillo , una bocca dal sorriso mozzato ,ma  egualmente pronunciato  mi fece passare nel suo ……..studio ; sparsi  per terra stracci, stracci e stracci ,umidi o secchi ….. barattoli ,gambe mozzate di stoffa appartenenti ai manichini , spatole ,tele ,fogli sparsi  qua e là , il tutto nel disordine caro agli artisti…….Vincenzi quando si accorse che il mio sguardo si era posato su dei corpi solidi incappucciati ,mi disse :-Sono delle teste !-e si mise a scoprirne una ,leva il primo ,leva il secondo ,il terzo panno e ce n’erano altri ancora , sembrava uno scherzo , ma in ultimo mi apparve un capolavoro e non esagero .Era una maschia figura di soldato , tutta potenza, vivacità nel suo movimento contenuto .Aveva  del Verrocchio nei suoi tagli decisi e fermi , donatelliana nella sua impostazione ……..la tecnica , decisa e personale , fatta di tocchi maestri  davano all’opera tutti i suoi rilievi , nei suoi piani ampi e sentiti. Qui il Vincenzi ha voluto  curare e dar libero sfogo ai caratteri più importanti del volto .Movimento contenuto, è vero, ma evidente forza espressiva nello sguardo e nella bocca  su cui l’artista ha poggiato tutta la sua attenzione ………….Il Vincenzi , fra un bombardamento e un altro, lavorava nella Santa Barbara ,immaginandola una figura possente ,quasi maschia ………….Mentre mi accompagnava alla porta ,prima di salutarci ,Vincenzi  fermandosi mi  disse :-Vuoi un puttino ?- e detto questo tornò indietro , si mise a battere la terra creta  su uno sgabello e con le sue eleganti mani cominciò a modellare una testina di bimbo dagli occhietti  vispi , con un sorriso angelico e felice ……………..E il visino aveva del morbido e del nervoso insieme ,così come l’artista che lo modellava.    

Il giornalista Maffei Mario diventò anni dopo  cognato di Vincenzi perché sposò la sorella Maria.

 Cesarino Vincenzi con le sue sorelle

Cesarino nel periodo prima della Guerra nella corte della casa di campagna nella periferia di bologna dove viveva con la sua famiglia . nella foto a partire da sinistra Cesarino e le sue sorelle , Anna , Francesca e Maria .

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l'artista vincenzi cesarino da giovane

Cesarino da giovane

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          Le bombe su Bologna (1941)

(Ho cercato di far rivivere episodi raccontati da Cesarino )

 

Il rumore della contraerea che si stava avvicinando si sentiva nell’aria .

Un rumore cupo ,minaccioso  scendeva pian piano sulla città; uomini , donne , bambini scappavano di corsa verso il rifugio sperando di salvare la vita . Anche alcuni  soldati del “Sesto Genio” lasciavano il lavoro a cui erano intenti e si precipitavano nell’unica ancora di salvezza .

 .Nel buio del rifugio si sentivano provenire pianti di bambini , preghiere di mamme che stringevano al seno le loro creature, persone che si raccomandavano a Dio,

altre che imprecavano .

Due baldi soldati ,invece per sdrammatizzare la situazione : “Dio mio ,è caduta una bomba, chissà se ha fatto cadere la mia Santa Barbara”! e l’altro :non si sarà mica rovesciato l’ inchiostro sul mio disegno, sarebbe proprio un bel guaio .I prodi eroi, passato il pericolo ,scappavano in caserma e tranquilli riprendevano il loro lavoro :Cesarino a modellare la sua Santa Barbara e l’altro a disegnare.

Z.,F .

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Caserma  Marconi   Sesto genio  Bologna 1941

 

Una mattina fredda d’inverno ,mentre la neve scendeva lentamente su Bologna ,un militare s’avviava ,con la sua valigia pesante alla caserma Marconi. In uno stanzone c’ erano già altri militari provenienti da diverse parti d’ Italia .Chi si lamentava per il freddo ,chi si guardava intorno per trovare uno sguardo amico, chi apriva le valigie per sistemare i prodotti tipici delle zone di provenienza che  le loro mamme avevano sistemato con tanto amore ed affetto nella valigia, chi  invece, aprendo il suo bagaglio mostrava con orgoglio il contenuto:   non erano salami , formaggi , dolci , ma terra creta!!  I commilitoni stupiti guardavano il soldato che si stava lamentando ,perché se la creta gelava non la poteva modellare tanto facilmente ; quel soldato ,così sicuro di sé , era lo scultore Cesarino Vincenzi  . (Z.F)

 

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 cesarino scultore

Cesarino   Vincenzi in una delle sue ultime opere all'età di circa 93 anni        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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